Paure a letto: ecco cosa fare se il tuo bambino ha paura del buio

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Paure a letto: ecco cosa fare se il tuo bambino ha paura del buio

 

bambina sveglia sdraiata nel letto con il suo orsacchiotto

La paura del buio, detta anche “nictofobia”, è un’angoscia che può nascere quando ci si trova in ambienti totalmente privi di luce. È un timore che interessa soprattutto i bambini a partire dai 2 anni di età, tuttavia non è raro che possa colpire anche le persone adulte. In questo caso, potrebbe trattarsi di un’ansia causata da specifici eventi traumatici avvenuti durante la crescita: infatti, questo forte timore è generato dall’incognita di possibili pericoli celati nell’oscurità. La paura del buio può generare reazioni psicosomatiche difficili da controllare quali ad esempio l’aumento del battito cardiaco, eccessiva sudorazione, respirazione affannosa, disfagia.

Se generalmente si tratta di un fenomeno passeggero, che si risolve spontaneamente col passare del tempo, nei casi cronici più gravi può sfociare in veri e propri attacchi di panico: in tal caso potrebbe essere d’aiuto una cura psicoterapeutica.

Paura del buio: da cosa deriva

Nelle prime fasi di sviluppo, è piuttosto comune per i più piccoli soffrire di questa paura. L’immaginazione molto fervida dei bambini o i brutti sogni portano loro a vedere presenze inquietanti nel buio della notte. Se questo disturbo dovesse però comportare attacchi di panico o generare stati d’ansia cronici, potrebbe trattarsi di una vera e propria fobia e saranno necessarie, perciò, adeguate cure e attenzioni per risolvere il problema.

Secondo lo psicanalista Sigmund Freud, la paura del buio insorge in concomitanza con la fase del distaccamento dai genitori e, infatti, si accompagna spesso al disturbo d’ansia di separazione.

Secondo una ricerca dell’Università di Glasgow, il fenomeno della nictofobia sarebbe collegata a particolari deficit della vista: infatti i bambini di questa età sarebbero più predisposti dal momento che non distinguono in maniera nitida gli oggetti circostanti in presenza di una luce debole. A sostegno di questa tesi, i medici hanno riportato casi di soggetti affetti da cecità notturna che hanno sviluppato la fobia di rimanere al buio.

Come aiutare il bambino

Per aiutare il proprio bambino a superare la paura del buio, è opportuno abituarlo all’oscurità già dall’infanzia. Nella fase di distaccamento dai genitori, è fondamentale che il passaggio sia graduale e che il bambino non si trovi improvvisamente isolato in una stanza buia.

Durante la fase di separazione, potrebbe essere d’aiuto tenere una piccola luce accesa nella sua stanza, cosicché possa osservare l’ambiente che lo circonda e sentirsi rassicurato.

Come rassicurare il bambino

Il rapporto con i genitori è essenziale per far sentire il bambino protetto e allontanare le sue paure.

A questo proposito, potrebbe dargli conforto sapere che la porta della sua cameretta verrà lasciata aperta e che i suoi genitori sono accanto a lui, pronti ad accorrere al suo richiamo.

È importante che siano i genitori a recarsi nella stanza da letto del bambino. Questo per far sì che non si abitui a dormire nel letto di mamma e papà, ma che impari gradualmente ad addormentarsi da solo.

Il gioco: alleato contro la paura

Un pupazzetto da tenere nel proprio letto è un valido aiuto per superare la paura del buio. Il bambino può creare un legame affettivo con questo, su cui potrà proiettare la sua esigenza di sicurezza e protezione.

I genitori possono sfruttare la fantasia dei bambini ideando giochi e personaggi che possano esorcizzare la paura del buio; ad esempio facendo credere al piccolo di essere un supereroe o un cacciatore di mostri. Questo gli darà la forza per affrontare le minacce che possono presentarsi alla mente del bambino durante la notte.

La paura del buio spesso è collegata alla difficoltà di prendere sonno. Per questo, la qualità di un materasso può fare la differenza. Provate il materasso Tempur Original, una combinazione perfetta tra sostegno e morbidezza che ridistribuisce in maniera omogenea il peso del corpo, eliminando quei fastidiosi punti di compressione che disturbano il sonno costringendo a continui cambi di posizione.